Alla lista interventi

LA MASTOPLASTICA ADDITIVA


E’senza dubbio l’intervento statisticamente più eseguito in chirurgia estetica. Insieme alla rinoplastica è quello che più profondamente incide sul benessere psichico della paziente, inducendo, in alcuni casi , dei veri e propri cambiamenti della personalità in senso positivo. La scelta del volume mammario, pur nel rispetto della volontà della paziente, deve essere orientata su criteri di armonia e proporzione che tengano conto dell’altezza, del torace, delle spalle, dei fianchi, della costituzione generale, dell’adiposità, dell’attività motoria, del tipo di attività lavorativa e del livello culturale della paziente. Fondamentale, come in tutti gli interventi di chirurgia estetica, è un lungo e approfondito colloquio preoperatorio chiarificatore, sia per la paziente che per il chirurgo stesso, al fine di raggiungere l’obiettivo desiderato. Scopo della mastoplastica additiva è l’aumento del volume mammario, tuttavia anche la ptosi (il rilassamento) di grado lieve o moderato può avere un beneficio da questo intervento. L’intervento chirurgico è solitamente eseguito in anestesia generale. Esami ematochimici, radiografici ed elettrocardiografici devono preventivamente essere eseguiti secondo le prescrizioni del chirurgo. Pur non essendoci una controindicazione assoluta , è preferibile non eseguire l’intervento durante il periodo mestruale. Qualora la paziente faccia uso della pillola anticoncezionale deve interromperne l’assunzione almeno venti giorni prima dell’intervento. Nei dieci giorni che precedono l’operazione non si devono assumere farmaci a base di acetilsalicilato (aspirina e derivati) o antinfiammatori . L’uso di altri farmaci deve essere preventivamente segnalato al chirurgo . E’ consentita una cena leggera la sera prima dell’intervento, seguirà quindi il digiuno. L’aumento stabile e duraturo può essere ottenuto soltanto con apposite protesi. Le più affidabili , allo stato attuale , sono quelle in silicone laminato testurizzato (cioè a superficie ruvida) riempite di silicone in gel . Le protesi saranno visibili alla mammografia la cui esecuzione è sempre possibile, è necessario però segnalarne la presenza al radiologo che, con un’apposita manovra (manovra di Eklund), sposterà la protesi rendendo possibile l’esame della ghiandola mammaria . Le attuali ricerche e le statistiche mondiali escludono ogni rapporto tra protesi tumore mammario, malattie autoimmuni e altre patologie. L’allattamento è sempre possibile anche se certi tipi di incisione (periareolare) , interrompendo alcuni dotti galattofori possono ridurre la quantità del latte. L’introduzione della protesi avviene, infatti, attraverso una piccola incisione cutanea che darà esito ad una cicatrice solitamente poco visibile. Nei primi mesi, come tutte le cicatrici, questa potrebbe apparire ispessita e arrossata, col tempo si ha un graduale miglioramento sino alla maturazione e stabilizzazione che mediamente si raggiunge in 12 mesi. In alcuni casi, fortunatamente rari, tuttavia, per cause costituzionali ed allo stato attuale delle conoscenze non sempre prevedibili, la cicatrice può rimanere di cattiva qualità o dare origine ad un cheloide. La cicatrice è solitamente localizzata lungo il bordo areolare inferiore, nell’ascella o nel solco sottomammario. In base alle differenti situazioni anatomiche e alle valutazioni del chirurgo la protesi può essere posta, al di sotto della ghiandola mammaria o del muscolo grande pettorale (totalmente o parzialmente). La durata dell’intervento chirurgico è di circa un’ora , situazioni particolari potrebbero però prolungare tale periodo. Al termine dell’intervento viene applicata una medicazione adesiva e contenitiva che deve essere immediatamente rimossa qualora desse irritazione cutanea. Dalle ascelle fuoriescono due drenaggi aspirativi del lieve sanguinamento o del siero che si produce all’interno della tasca che contiene la protesi.Tali drenaggi sono solitamente rimossi il giorno successivo, ma in taluni casi può rendersi necessaria la loro permanenza uno o due giorni in più . Nelle prime ore seguenti al risveglio non è possibile bere per la possibilità di stimolare il vomito. L’introduzione dei liquidi avverrà tramite fleboclisi. Nel periodo postoperatorio il dolore è solitamente modesto se le protesi sono state poste sottoghiandolari, un po’ più accentuato nel posizionamento sottomuscolare. Il dolore è in ogni modo ben controllato con specifici analgesici. Durante il periodo di ricovero deve essere ridotto al minimo il movimento delle braccia. Un aumento della temperatura corporea è normale in questa fase. Possono essere presenti ecchimosi il cui riassorbimento avviene spontaneamente in qualche giorno. Il gonfiore, sempre presente, fa apparire le mammelle più grandi. Il volume definitivo è raggiunto in circa due mesi alla regressione completa dell’edema. Alla dimissione dalla clinica saranno prescritti farmaci antibiotici ed antinfiammatori che devono essere assunti, solitamente per via orale, secondo la prescrizione del medico. A casa non è necessaria la degenza a letto, si consiglia tuttavia di condurre una vita tranquilla nella prima settimana . Una temperatura ascellare lievemente innalzata (al di sotto dei 38°C) può permanere per qualche giorno . I movimenti delle braccia devono essere limitati per almeno venti giorni, specialmente se le protesi sono poste sotto il muscolo. Attività sportive più violente (ginnastica, nuoto, tennis, golf) non possono essere praticate prima di due mesi. A circa una settimana dall’intervento saranno rimossi sia i punti di sutura che la medicazione contenitiva. Quest’ultima sarà sostituita da un reggiseno elastico di misura adeguata e privo di sostegni metallici (sono indicati quelli solitamente usati nelle attività ginniche) che la paziente dovrà portare con sé all’ ambulatorio del medico. Questo reggiseno dovrà essere indossato per tre settimane, nella prima settimana anche di notte. In seguito non sarà necessario indossarlo, è però generalmente consigliabile l’uso abituale di un reggiseno specialmente con mammelle di discreto o grande volume. La mastoplastica additiva, come tutti gli interventi chirurgici, può talvolta dare luogo ad alcune complicazioni. L’ematoma è la raccolta di una certa quantità di sangue nella tasca mammaria che contiene la protesi. Si manifesta, solitamente nelle prime 48 ore del decorso postoperatorio, con l’aumento del volume di una mammella (raramente di entrambe) accompagnato da sensazione di grande tensione (una lieve tensione è presente anche in un normale decorso postoperatorio per una settimana circa) ed aumento della consistenza al tatto. Secondo la sua entità e a giudizio del medico può rendersi necessario lo svuotamento. Il sieroma (raccolta di siero) può presentarsi anche tardivamente e, se di grandi dimensioni, può rendersi anche qui necessaria la procedura di svuotamento. Il risultato finale in entrambi i casi non verrà in alcun modo compromesso. Rarissima è l’infezione che si manifesta con rossore, gonfiore e talvolta rialzo termico. Si richiede in questi casi la rimozione della protesi che può essere riposizionata solo dopo alcuni mesi. Alterazioni della sensibilità mammaria possono talvolta verificarsi, regrediscono solitamente dopo qualche mese; in alcuni casi sono però sono permanenti. La contrattura capsulare o fibrosi capsulare avviene con le attuali protesi testurizzate nel 2–3 % dei casi. Consiste in un’anomala reazione dell’organismo nei confronti della protesi. La normale reazione di incapsulamento della protesi (la produzione cioè da parte dell’organismo di una sottile pellicola connettivale atta a isolare la protesi in una specie di compartimento autonomo) avviene, in questi casi, in misura esagerata. Tale fenomeno può verificarsi anche in una sola mammella. I motivi non sono completamente noti, esiste sicuramente una predisposizione individuale. Si viene in questi casi a formare una capsula spessa e soprattutto costrittiva. Ne deriva un’aumentata, innaturale consistenza mammaria e, nei casi estremi, l’alterazione della forma (seni a palla).La prevenzione è fatta mettendo in pratica le citate prescrizioni postoperatorie insieme a particolari massaggi che la paziente dovrà fare da sola nel periodo postoperatorio. Con alcuni tipi di protesi, in mammelle con scarso tessuto mammario ed in alcune posizioni del corpo, possono talvolta essere palpabili e rendersi visibili, attraverso la pelle, le pieghe delle protesi (wrinkling). La rottura delle protesi è un incidente estremamente raro. Prima di essere commercializzate, per ottenere il marchio CE, sono sottoposte a test di rottura sotto elevata pressione. In pratica solo un gravissimo trauma toracico è in grado di lesionarle. E’ possibile una lesione da errato contatto con strumenti chirurgici acuminati al momento stesso dell’intervento. Priva di fondamento e pura leggenda metropolitana è la cognizione di una possibile rottura in ambiente depressurizzato quale l’aereo. Più difficile è stabilire la durata di una protesi all’interno dei tessuti umani. Le case produttrici non forniscono una data di scadenza poichè l’esperienza, in questo caso, può ottenersi solo col trascorrere di un certo numero di anni e le protesi di nuova generazione sono sempre perfezionate e più evolute. Attualmente alcune case produttrici di protesi forniscono la garanzia a vita. L’eventuale rottura è quasi sempre asintomatica e difficile da diagnosticare. Talora si manifesta con un’alterazione della consistenza (più morbida) e, più tardivamente, talvolta anche dopo anni, con la comparsa di noduli duri e localizzati, espressione dell’assorbimento del silicone da parte dei tessuti circostanti. L’esame mammografico o meglio la risonanza magnetica solitamente chiarisce il dubbio. In caso di diagnosi di rottura è necessario programmare la rimozione e l’eventuale sostituzione delle protesi.